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Coniugi separati e residenti in abitazioni diverse chiedono l'intervento di una pattuglia della polizia municipale per risolvere un dissidio sorto tra loro a causa dell'affidamento del figlio minorenne. Si apprende dagli interessati dell'esistenza di un provvedimento giudiziario, che però non viene mostrato, che stabilirebbe giorni ed orari nei quali il figlio deve stare con l'uno o l'altro genitore. Nell'orario d'intervento la madre pretenderebbe di trattenere il figlio che invece dovrebbe andare con il padre. La donna sostiene che il padre e la sua nuova compagna (che hanno avuto altri due figli) tratterebbero male il mionore, il quale si confiderebbe in privato con lei piangendo. Parebbe inoltre che tali contrasti tra i due adulti siano ripetitivi e sfocino spesso in minacce. Il padre vorrebbe poi che fosse fatta rispettare la sentenza, ovvero che gli venisse affidato immediatamente il figlio. Come agire?
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