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Ottobre 7, 2014
Richieste a raffica di installare impianti pubblicitari
Stato del quesito
VALIDATED
MateriaPenale

Sfruttando la lodevole iniziativa dell'indennizzo da ritardo sui procedimenti ad istanza di parte, introdotta da nostro Gioverno con il d.l. 68/2013 ed attuata con la Direttiva 9 gennaio 2014, una società di pubblicità ha ben "fiutato l'affare" e da una settimana a questa parte, di giorno, di notte, invia alla P.E.C. del protocollo dell'Ente una media di 25/30 istanze per la collocazione di impianti pubblicitari.

 

Il personaggio invia queste mail praticamente  "a raffica", a distanza di qualche secondo una dall'altra, forse anche per la mole di lavoro che ha intrapreso, dato che, da quello che si sente, detta società è impegnata su più fronti contemporaneamente, visto che tratta con più comuni contemporaneamente e su altri, nel passato, ha già riversato il proprio interesse.

 

Lo scopo è chiaro: inondare gli uffici di pratiche, bloccarne l'attività e lavorare sull'indennizzo da ritardo. E' infatti cosa nota – sentendo altri comuni – che la ditta non ha di fatto mai collocato un impianto che sia uno. Alla richiesta di integrazione documentale quale ad esempio l'assenso del terreno privato ove ha richiesto l'installazione (ne chiede il posizionamento tranquillamente all'interno di giardini di villette unifamiliari senza che il proprietario lo sappia o, talvolta, pur di presentar pratiche, ne presenta più di una per il medesimo punto o, magari, variando di 1' la posizione, dato che, come riferimento, indica solo le coordinate geografiche di "Google map" e non l'indirizzo esatto) o del versamento dell'imposta di bollo sull'istanza (che mai fa), il titolare non dà mai seguito a nulla.

 

Sembra accontentarsi, quindi, di un primo riscontro. 

 

Però, ad oggi siamo arivati a circa 270 pratiche giunte al protocollo. In 9 giorni. 

 

A parte affrontare le stesse con celerità e con una attenzione particolare con lo scopo ormai chiaro di cassarne, previa comunicazione ex art. 10-bis, il maggior numero possibile, si chiede quali possano essere gli strumenti di contrasto contro questa attività che, definire scellerata, è dir poco.

 

Si era pensato ad una informativa alla Procura, ben dettagliata, nei confronti del titolare della ditta per interruzione di pubblico servizio (di fatto ha praticamente bloccato l'attività del S.U.A.P.).

 

Vi sono altri suggerimenti? E' posibile chiedere (su quali basi) che l'A.G. intervenga sulla strumentazione informatica utilizzata per inviare tali e-mail?