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La Giunta regionale Lombarda ha deliberato con la DGR X/5061 nel 2016 le “Linee guida regionali per la disciplina delle cessioni a fini solidaristici”. Si considerano "cessioni ai fini solidaristici” le attività in cui enti non commerciali, direttamente, tramite proprio personale o soggetti volontari, offrono al pubblico indifferenziato merci (anche alimentari confezionati non deperibili che non necessitino di particolari trattamenti di conservazione con l’esclusione dei superalcolici), in cambio di una offerta libera, anche predeterminata nell’importo minimo, destinando i proventi, esclusivamente a scopi di beneficenza o di sostegno a iniziative caritatevoli, solidaristiche o di ricerca.
Le linee guida prevedono, da parte dei Comuni, l'adozione di un piano che possa regolamentare tale attività (individuazione dei luoghi, numero massimo di iniziative l'anno…).
Può l'associazione cedere ai fini solidaristici prodotti alimentari realizzati al domicilio dei volontari (es: biscotti fatti in casa)?
Questo aspetto può essere disciplinato nel Piano da adottare o è in conflitto con la normativa sanitaria vigente, anche di fonte Europea?
Grazie.
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