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Una persona segnala e, quindi, chiede per iscritto una verifica di un “fungo radiante” collocato all’esterno di un bar e posizionato sulla pedana dell’attiguo dehor. Lamenta, oltretutto, la sua materiale impossibilità a transitare sul marciapiede che corre parallelamente al bar perché occupato dagli avventori del bar/dehor stesso. Motiva l’interesse a segnalare l’incresciosa situazione identificandosi quale proprietario del negozio che insiste sulla stessa via del bar ma sul lato opposto.
A distanza di qualche settima, la predetta persona presenta istanza di accesso agli atti amministrativi concernenti la sua segnalazione.
Una precisazione si impone e cioè che il segnalante non è proprietario del negozio (il piccolo imprenditore è la figlia non convivente), lui è proprietario dell’immobile in cui esercita il negozio stesso. Il segnalante, per di più, abita a diverse centinaia di metri dai luoghi che ci occupano.
Si precisa, tuttavia, per mero scrupolo informativo, che gli accertamenti condotti non hanno appurato alcuna irregolarità.
Posto ciò, ci si chiede quale possa essere l’interesse connesso all’oggetto della richiesta (tra l’altro non ha nemmeno specificato se esercita eventuali poteri di rappresentanza) e, quindi, si chiede se l’istanza di accesso agli atti promossa da tale cittadino possa essere legittimamente respinta.
La verità e che c’è vecchia ruggine tra il segnalante e il gestore del bar.
P.S.: non sia mai che ogni cittadino, solo per mera curiosità, segnali fatti a destra e a manca per i quali poi chieda puntualmente di accedere agli atti eseguiti dalla pubblica amministrazione.
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