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sono stata chiamata a casa da un esercente la professione di parrucchiera che lamentava l'apertura di altri colleghi in un giorno di chiusura obbligatoria prevista con ordinanza dal sindaco. E' una storia che va avanti da anni, ed ogni volta abbiamo detto che se comunicato il giorno successivo alla violazione era difficile intervenire, se non con un richiamo verbale: quest'anno l'esercente che era regolarmente chiuso mi ha quindi contattato dicendomi anche di aver provato a parlare con gli altri che però non avevano voluto chiudere l'attività. Così sono uscita di casa ed ho verificato l'apertura delle attività, senza contestare nulla, ma solo transitando davanti al negozio ed osservando che dentro c'erano gli esercenti al lavoro, luci accese e clienti che aspettavano. In due esercizi invece tutte le luci erano spente e non c'era alcun segno di presenza e di attività. Il giorno dopo, in servizio, ho relazionato all'Ufficio commercio i fatti; questi ha richiesto spiegazioni e loro hanno risposto dicendo che in buona fede credevano di poter aprire e che confermavano quindi di essere stati aperti nono stante il divieto. Ho provveduto quindi ad emettere i verbali amministrativi per violazione ad ordinanza comunale. Nel verbale ho scritto che in data X, giorno in cui lavoravo, verbalizzavo che erano aperti il giorno vietato,
Domando: potevo accertare non in servizio? Dovevo contestare subito? Può bastare come contestazione la lettera dell'ufficio commercio con cui chiedeva spiegazioni e giustificazioni? In sostanza sono loro stessi che scrivono ed ammettono di aver violato, è corretto il mio operato?
Devo rispondere per iscritto al segretario comunale, ed avrei una certa urgenza. Grazie
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